Berlin

Berlino. Il trascorrere del tempo – Anno 2007

FOTOGRAFIA DEL “NON LUOGO”.

Non esiste “luogo” in fotografia.
O meglio, esiste il “non luogo”.
Quello spazio poco e mal definibile che solo lo scatto della macchina fotografica sa raggiungere.
Un attimo, un istante di vita e…click, finito!

Quel “non luogo” che perde la forma tangibile del reale, divenendo altro da sé, acquistando una texture diversa, impalpabile dai colori, sapori, odori nuovi…e che solo il ricordo guardando la foto sa tradurre, scomporre, rimpastare…ammirare.

Quel “non luogo” che pur non essendo su un atlante di carta ci richiama spasmodicamente a sé, incantandoci e invogliando a sempre più scatti, sempre più scatti, sempre più scatti.

Quel “non luogo” che corre veloce nella sua irriducibile immobilità.
Quel “non luogo” che parla alla memoria pur essendo carta muta.
Quel “non luogo” che prima di essere fotografia é il fotografo.

Tutto questo ho ritrovato nel Portofilio fotografico “BERLIN, 2007” di Andrea Angelini uno dei fondatori storici e continuo riferimento per il Gruppo Tank Sviluppo Immagine, di cui faccio orgogliosamente parte attiva a partire dallo scorso anno.

Soffermatevi anche voi sulle quelle panchine della metro berlinese.
Assaporate le grida ubriache dei clochards agli incroci delle strade.
Sentite il vibrare dello scatto che Andrea ha immortalato.

Abbandonatevi all’Arte…abbandonatevi alla Fotografia.

Recensione Sara Camporesi

 

Note autore:

Berlino vissuta come in una poesia di Nazim Hikmet: “Notturno in tram a Berlino”.
Incontri di persone, intrecci di vite. La malinconia, la solitudine e la vecchiaia vivono a fianco a fianco in una città che cerca di nascondere le sue passate sofferenze per vivere una nuova vita.

 

Notturno in tram a Berlino – Nazim Hikmet

La vecchiaia la solitudine e io e poi una malinconia tutti
e quattro camminiamo fianco a fianco senza parlarci
ciascuno cammina solo ma siamo l’uno a fianco dell’altro
che cosa non avremmo dato gli uni e gli altri per non sentire
il rumore dei passi gli uni degli altri
dentro di noi abbiamo pietà imprechiamo gli uni contro
gli altri ma ci amiamo perché non crediamo gli uni negli altri
che cosa non avremmo dato per arrivare a un incrocio e infilare presto
quattro strade diverse ma non so se uno di noi morisse se quelli che restano sarebbero
contenti
la vecchiaia la solitudine e io e poi una malinconia tutti e
quattro camminiamo fianco a fianco
la notte prendiamo il tram i tram che non sappiamo dove vadano
la notte i tram puliti larghi a tre vagoni ci portano in
qualche luogo con stridori sferragliamenti
a un tratto si levano davanti a noi dei muri bruciati e sotto
il riverbero dei lampioni marciano diritti e testardi verso di noi
delle finestre appaiono davanti a noi e vengono in folla verso
di noi schiacciandosi l’una con l’altra
finestre che non hanno né vetri né infissi che non sono finestre
delle stanze degli uomini ma finestre del vuoto
passiamo davanti alle porte senza battenti le porte che aprono su nulla
sui marciapiedi degli uomini con tre punti sopra il bracciale aspettano il tram
sono appoggiati sui loro bastoni dalle punte di gomma
non so se tutti i muti sono anche dei sordi ma certo la maggior parte dei ciechi sono dei
ciechi con gli occhi aperti e le luci dei tram cadono nei loro occhi aperti ma loro non si
rendono conto che la luce cade nei loro occhi
vecchie bigliettaie stanche fanno salire i ciechi sui tram
donne che mi avete guidato teneramente tenendomi per mano
a quasi tutte voi non ho dato che qualche poesia e forse un po’ di tristezza
sono grato a voi tutte
traversiamo le tenebre degli spiazzi vuoti dove crescono i ciuffi d’erbacce i tram traversano le piazze i cui palazzi barocchi sono distrutti
e le pietre bruciate spezzate si somigliano talmente che la testa
ci gira e giriamo in tondo
questa città è tutta bucata perchè ha mandato i suoi soldati a distruggere altre città
ho visto città rase al suolo avevano mandato i loro soldati a distruggere altre città e i
soldati delle altre città le avevano rase al suolo
ho visto città che preparavano i loro soldati per mandarli
a distruggere altre città ed essere distrutte esse stesse
dei violinisti salgono in tram con le scatole dei violini sotto
il braccio e i loro lunghi capelli tristi non riescono a
nascondere la loro calvizie
questo agosto è forse l’ultimo agosto del mondo ha chiesto uno dei violinisti alla
bigliettaia in una lingua che non conosco
sulle piattaforme dei tram ci sono dei giovani in collera
credo ch’essi stessi non sappiano perchè e contro chi sono in collera
che ora sarà adesso all’Avana amore mio sarà notte o giorno
le ragazze scendono dai tram
le loro gambe sono abbastanza ben fatte
senza fare un gesto seduto dove sono le seguo e sotto il ponte
di pietra sento vicinissimo al mio viso il calore delle loro bocche e volto la testa a una
giovane donna che mi tocca la spalla senza ch’io sappia dov’è
i suoi capelli son paglia d’oro le sue ciglia azzurre
il suo collo bianco è lungo e rotondo
alle fermate vecchie donne terribili con cappelli di
paglia nera traversano le rotaie tenendosi per mano
l’uomo seduto alla mia destra s’è inabissato dentro se stesso
s’è perduto dentro se stesso
è così lo so è così che la vecchiaia comincia
tuttavia non è in mio potere non cadere nelle onde tristi
così comincia la vecchiaia
l’uomo seduto alla mia destra è caduto ancora nelle onde tristi
alla porta del deposito siamo scesi dall’ultimo tram
rientriamo a piedi
tutti e quattro
la vecchiaia la solitudine e io e poi una malinconia
quando arriviamo all’albergo il sole comincia a spuntare
nella nostra stanza apriamo la radio
parla dei vascelli cosmici.

Nazim Hikmet – Notturno in tram a Berlino